Apprendere la tecnica: il lato mentale dell’esecuzione (Parte I)

Apprendere la tecnica: il lato mentale dell’esecuzione (Parte I)

Nell’articolo riguardante l’apprendimento della tecnica che avevo pubblicato il mese scorso (lo trovate qui: Apprendere la tecnica: alte o basse ripetizioni?), mi ero concentrato più che altro sugli aspetti pratici riguardanti l’apprendimento di un nuovo schema motorio; avevo esposto brevemente come per il SNC sia importante “ripetere” il gesto esecutivo ma anche quanto sia fondamentale ripeterlo correttamente. Riguardo a questo volevo aggiungere un esempio che forse potrebbe aiutarvi a comprendere il perché di quanto detto: immaginate di avere un foglio bianco e di dover tracciare una linea, questa linea ideale sarà la tecnica esecutiva perfetta. Se volete rendere lo schema compatto e consolidato nei vostri neuroni dovrete rendere questa linea sempre più marcata, ripassando di sopra con la penna numerose volte dovreste riuscire ad ottenere quanto desiderato.

Ma cosa succede se non passate esattamente sopra la prima linea?

Osserviamo il disegno.

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A sinistra il primo caso descritto, il caso ottimale, avete cioè eseguito sempre e solo lo schema corretto andando a rinforzarlo sempre di più, il vostro cervello sposterà quindi il controllo di questo schema dalla corteccia (sede dell’apprendimento conscio) al cervelletto che gestisce i movimenti in maniera inconscia, vi accorgerete di questo cambiamento perché non dovrete più pensare alle varie componenti dell’alzata (sitting back, estensione del rachide, adduzione scapolare ecc.).

A destra il caso opposto, avete cioè sporcato diverse volte l’esecuzione andando addirittura ad “imparare” certi errori rinforzandoli…si, RINFORZANDOLI! Nel disegnino molto approssimativo che ho fatto potete riconoscere almeno 3 schemi motori senza nessuno che prevalga sull’altro, ipoteticamente potrebbe essere che quello centrale sia lo schema corretto, mentre gli altri due sono uno squat in cui chiudete le ginocchia, e un altro in cui schienate alla grande.

Ecco quindi che, in virtù di quanto detto, personalmente ritengo le ripetizioni medie e basse un metodo migliore per apprendere la tecnica. Chiaramente succede che con la fatica delle alte ripetizioni si riesca ad economizzare il gesto e quindi migliorarlo, ma succede anche che ad esempio nello stacco si impari ad eseguirlo sempre più a gambe tese, tecnica che con pesi bassi consente un minore dispendio energetico e quindi un maggio numero di ripetizioni, poi aggiungi 10-20 kg al bilanciere e rimane li piantato a terra come se fosse un tutt’uno col pavimento!

Va inoltre detto che il cervello impara anche dopo l’esercizio, è necessario riflettere su quanto fatto, osservare quanto abbiamo svolto nella serie precedente, sarà quindi necessario filmarci, perché soprattutto all’inizio non avremo sicuramente un buon grado di propriocezione da poter giudicare il lavoro svolto senza osservarlo dall’esterno. Ovviamente si farà un lavoro di comparazione fra quanto osservato nel video  e le sensazioni che abbiamo provato sotto al ferro, una volta individuati i punti critici si cercherà di migliorare nella serie successiva. Ecco quindi che fare un maggior numero di serie diventa la chiave di volta del miglioramento: a parità di volume avremo modo di osservarci, riflettere e riprovarci per un numero maggiore di volte, un conto è fare 3×8, un altro 8×3, penso sia evidente.

Ma un altro punto fondamentale è formarsi un’immagine mentale di come debba essere fatta l’esecuzione, molto spesso ho notato che alcuni ragazzi non hanno la più pallida idea di come debba eseguirsi un esercizio, hanno l’idea visiva del movimento in se ma non riescono a crearsi in testa un’immagine mentale di se stessi visti dall’esterno mentre lo fanno, immaginare le sensazioni, le tensioni, la pressione, tutto ciò che proverete quando sarete sotto la ghisa (per quanto possa sembrarvi banale esistono studi a riguardo; si parla infatti di “effetto Carpenter” secondo cui l’immaginazione stessa del movimento e delle sensazioni ad esso annesse provochi una stimolazione, seppur minima, sui muscoli impiegati per lo stesso. Tale immaginazione ha un ruolo fondamentale poi nella modifica dell’attività elettrica durante il compimento del movimento e a tal scopo qualcuno ha anche parlato di allenamento ideomotorio, ossia una sorta di training mentale atto a migliorare l’apprendimento di schemi motori e/o migliorare la performance sportiva). Ancora una volta torna di grande utilità il filmarsi allo scopo di migliorare anche questa capacità di immaginazione, ovviamente il tempo e l’esperienza faranno la loro grossa parte.

Infine ciò che forse manca a molti: il poter osservare delle esecuzioni fatte come Dio comanda.

Sembra una cosa banale ma fra l’altro riguarda una scoperta tutta italiana: i cosiddetti neuroni a specchio, ovvero dei particolari neuroni che si attivano quando un individuo che compie o deve compiere un gesto lo vede compiuto da un altro. La scarica ottenuta da questi neuroni sarebbe alla base del meccanismo dell’imitazione ma anche del rapporto sociale fra gli individui e la condivisione di stati d’animo (empatia), capite bene quindi come sia importante avere un modello da poter osservare. Diventa poi esponenzialmente importante trovarsi in un “ambiente” adatto, non è un caso strano che in palestre dove si siano persone più forti e più grosse sia più probabile migliorare piuttosto che allenarsi in una palestra dove ci sono solo signore over 60 che fanno aerobica a modo loro! (Non me ne vogliano le signore =D)

Nella parte successiva che sarà pubblicata a breve vedremo in vece come partendo da alcune riflessioni sul funzionamento del nostro cervello, ci si dovrebbe approcciare all’apprendimento di schemi motori complessi quali sono alcuni esercizi tanto cari a noi palestrati.

Alla prossima!

Continua qui =>Apprendere la tecnica (Parte II)

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2 pensieri riguardo “Apprendere la tecnica: il lato mentale dell’esecuzione (Parte I)

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